PARROCCHIA

SAN MENNA

SAN MENNA D'EGITTO

eremita (t300 circa)


Su San Menna, una figura a molti sconosciuta, non si hanno abbondanti e sicure notizie, come del resto riguardo la maggior parte dei santi vissuti nei primi secoli dopo Cristo. Il suo culto  è comunque molto antico e, ad oggi, egli è il Santo più venerato in Egitto.

Convinto fedele cristiano, Menna era un soldato di origine egiziana che combatteva per l’esercito romano. Dopo essere partito per Cotyaeum, metropoli della Frigia (Turchia),  sotto il comando del tribuno Firmiliano, fu costretto ad abbandonare le armi e a ritirarsi come eremita in un luogo desertico a causa dell’inizio delle persecuzioni di Diocleziano (il primo editto anticristiano dell’imperatore fu emanato nel 303 d.C.). Le fonti ci narrano che anche la storia di Menna si intrecciò con questa ondata di violenza. Un giorno, infatti, recatosi presso Cotyaeum, si mescolò, per predicare il Vangelo, in mezzo alla folla raccolta in un anfiteatro. Fu tuttavia arrestato immediatamente, interrogato e imprigionato dal governatore Pirro. La condanna a morte di Menna fu decretata il giorno seguente, dopo un altro interrogatorio che, nonostante le torture, non indusse l’uomo ad abiurare la propria fede. La  sua decapitazione avvenne fuori città.

Riguardo le sorti del suo corpo, le fonti sono discordi. Alcuni autori sostengono che fu bruciato, mentre altri sarebbero più propensi a credere che i fedeli lo abbiano riposto in un sarcofago. Si narra poi che le sue reliquie furono portate in Egitto, secondo la volontà   espressa dallo stesso Menna in punto di morte, ma non siamo certi sul modo in cui vi sarebbero effettivamente state traslate. Da un lato si sostiene che i fedeli posero il sarcofago sul dorso di un cammello: questo, condotto da un angelo, sarebbe giunto sul luogo scelto dal martire, dove venne edificata anche una basilica. Dall’altro si è portati a credere che fu il prefetto Atnasis, diretto con le sue truppe in Egitto per sedare una rivolta, a voler portare con sé le reliquie del Santo, da cui si aspettava protezione. Durante il viaggio per mare, infatti, la flotta dovette affrontare numerosi pericoli (come quelli causati da straordinarie creature marine), superati grazie ad una misteriosa energia diffusasi dal corpo di san Menna. Giunto in Egitto, precisamente a Mareotis, e sedata la rivolta, il prefetto lo avrebbe volentieri riportato con sé, ma non potè opporsi alla volontà del martire: il cammello che doveva portare il sarcofago non volle muoversi dal luogo in cui si trovava, allo stesso modo di quelli con cui si tentò successivamente (per questo il santo è spesso rappresentato con ai piedi cammelli adoranti). Atnasis dovette rassegnarsi a lasciare San Menna in Egitto, limitandosi a portare con sé una sua immagine scolpita sul legno. La tradizione vuole che sulla tomba si verificassero tantissimi miracoli e che così il suo culto, come santo guerriero, si  diffuse in ogni luogo d'Oriente. In suo onore, sulle riva del lago Mareotis, a Bumma (Karm Abu-Mina), presso Alessandria, fu eretto un santuario che ben presto divenne meta di grandi flussi di pellegrinaggi, fino all'invasione araba del VII secolo.  Intorno al luogo di culto fu edificata una città, detta la "Lourdes Paleocristiana", la quale, insieme ad esso, nel XI secolo fu saccheggiata e distrutta dai beduini. Riguardo le reliquie, alcuni studi recenti sostengono che esse furono portate tra molte difficoltà al Cairo, dove sarebbero ancora conservate nella Chiesa a lui dedicata.

Tra il 1905 ed il 1908 furono eseguiti degli scavi che riportarono alla luce le rovine  della basilica di Mareotis, del suo monastero e delle sue terme. Vennero inoltre rinvenute delle fiale, le "Ampolle di San Mènas", su cui è riportata l'iscrizione "Ricordo di San Menna": questi piccoli recipienti  erano usati  per prendere l'acqua da un pozzo vicino al reliquiario. Altre fiale simili a queste sono state ritrovate pesino in Europa e in Asia (alcuni ritengono che servissero anche a contenere l'olio delle lampade che ardevano nel santuario).

A testimonianza di quanto San Menna sia venerato in Egitto occorre ricordare che nel 1943 Cristoforo II, patriarca ortodosso d'Alessandria, attribuì proprio a lui il merito della sconfitta delle truppe di Rommel ad El Alamein. Propose così di restaurare le rovine di Mareotis in onore e memoria dei caduti in battaglia.

La figura di San Menna d'Egitto non va confusa con quella dell' omonimo  eremita del VI sec. venerato a Vitulano, presso Benevento.

 

PATRONATO: pellegrini, mercanti, carovanieri del deserto.

(viene invocato anche per rinvenire gli oggetti smarriti)

EMBLEMA: cammello

FESTA LITURGICA: 11 novembre

 

 

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La statua di San Menna conservata all'interno della chiesa

 

San Menna come viene rappresentato nella sua iconografia

(vestito da soldato romano accanto a un cammello)

 

Un'altra immagine di

San Menna