PARROCCHIA SAN GIOVANNI BATTISTA

SAN FRANC0

monaco ed eremita (1154? -1226?)


San Franco nacque a Roio Piano (L'Aquila) durante il pontificato di papa Adriano IV (1154-1159), da una famiglia di contadini benestanti.

Sotto la guida di un sacerdote del paese, Palmerio, fece i primi studi. Dopo aver fatto il pastorello entrò nel monastero benedettino di S. Giovanni Battista di Lucoli, dove rimase per vent'anni. L’abate Lucolano l’accolse con religioso affetto e lo destinò alla prosecuzione degli studi. Infatti, lo studio e la pietà furono i primi e grandi ideali a cui consacrò tutta la forza della sua volontà e del suo vivo ingegno, profondamente consapevole dell’alta missione di servire Dio. Erano tempi terribili per la Chiesa e per l’Italia. Erano i tempi di Federico Barbarossa, l’oppressore, ma erano anche i tempi in cui si manifestavano i primi segni della riscossa nazionale. I monaci, nei loro conventi, lavoravano e pregavano secondo il motto di S. Benedetto “ora et labora”: pregavano per la Chiesa, per la civiltà cristiana, per l’Italia e lavoravano per gli oppressi e per il popolo.

Alla morte dell'abate gli venne offerta la carica abbaziale, ma  egli rifiutò per dedicarsi alla vita eremitica che lo avrebbe presto condotto alla santità. Egli aspirava alla contemplazione di Dio per mezzo della natura. Per questo, chiese ed ottenne dai suoi superiori il permesso di ritirarsi a vita eremitica in qualche zona dei nostri monti d’Abruzzo. Il primo periodo lo passò nei boschi di Lucoli, cibandosi di miele selvatico, radici di erbe e frutti selvatici. Con l’intensificarsi dell’affluenza di pellegrini che lo visitavano per chiedergli consigli e quindi per sfuggire al contatto umano, lasciò quel primo rifugio e si stabilì prima in una grotta tra Pizzoli e Montereale e poi in una spelonca del monte Vasto. Da lì passò in una grotta solitaria ed inaccessibile alle falde del Gran Sasso. Qui rimase per quindici anni, fino alla fine della sua vita, vivendo in austerità e contemplazioni celesti e scendendo al vicino paese di Assergi soltanto per ricevere i sacramenti, forse nella chiesa di S. Maria in Silice. È qui che avvenne l'episodio del bambino in fasce salvato dalla bocca di un lupo che lo aveva rapito e miracolosamente restituito alla madre per intercessione del Santo. È per questo motivo che S. Franco viene spesso rappresentato con accanto un lupo che stringe un bambino tra le fauci.
Quando l'eremita, per la malferma salute, presentì prossima la sua fine, volle ricevere gli ultimi sacramenti, poi fu lasciato solo con le braccia incrociate. La notte, le campane di S. Maria in Silice suonarono da sole prima dell'ora consueta ed i galli del paese cantarono insolitamente. La popolazione si svegliò, immaginò, guardò in direzione della grotta e vide una luce: accorse e trovò l'eremita morto. Con grande venerazione le sue spoglie furono portate al paese e sepolte nella cripta della chiesa del monastero benedettino di Assergi.
Per sua intercessione avvennero numerosi miracoli. In tutti i secoli folle di pellegrini, specialmente dall'aquilano e dal teramano, si sono recate a pregare sul suo sepolcro ed i pellegrinaggi continuano ancora, benché in forma più ridotta. I resti mortali del santo furono raccolti in un tumulo di pietra, da cui passarono, nel 1480-81, all'artistica urna d'argento, pregevole lavoro del maestro Giacomo di Paolo da Sulmona. Anche la festa liturgica venne presto: un calendario manoscritto dei monaci di S. Maria in Silice, dei primi anni del Trecento, già portava la festa di S. Franco.

La Chiesa accordò il culto popolare il 28 marzo 1795 e lo estese a tutta la diocesi. Un’ulteriore conferma romana si ebbe il 2 maggio 1964 con il nuovo “Proprio diocesano”.

Il 5 giugno il paese di Assergi, oggi come allora e come sempre in passato, diventa meta di numerosi e composti pellegrinaggi. La festa di questo santo si celebra anche in altre località dell’Abruzzo.

Nel 1854, presso la spelonca del monte Vasto, dove egli dimorò per diversi anni, venne costruita una cappellina con un altarino raffigurante il santo.

Sotto l’edicola c’è una sorgente d’acqua fresca, nota come acqua di San Franco, che pare abbia il potere di guarire specialmente le malattie infettive cutanee. Secondo la tradizione sarebbe stata fatta scaturire miracolosamente dal Santo per dissetare sua madre che era andata a fargli visita ed aveva estremo bisogno di bere.

 

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San Franco come viene rappresentato nella sua iconografia

(vestito da monaco vicino a un lupo con un bambino tra le fauci)

 

 

 

 

La statua di San Franco portata in processione il 5 giugno ad Assergi

 

 

 

 

Chiesa di S. Maria dell'Assunta ad Assergi