PARROCCHIA

SAN GIOVANNI BATTISTA

MATTEO CIOTTI

(religioso  t1659)


 

Nacque a Casavecchia di Lucoli e fu religioso dell’Ordine Eremitano di S. Agostino.

Della sua vita si conosce quasi niente. Padre Domenico di S. Eusanio ci fa sapere soltanto che fu religioso di ottima fama, di molto timore di Dio, di speciale esemplarità e di grande perfezione.

Morì nel 1659 dopo aver saputo per rivelazione divina il giorno della sua morte. Infatti ai confratelli accorsi al suo letto di agonia disse: Perché vi siete incomodati? Ancora non è giunta l’ora della partenza. Quando sarà giunto il momento manderò qualcuno ad avvisarvi”.

All’avvicinarsi dell’ora suprema, fece chiamare tutti i religiosi del convento e, dopo aver raccomandato la sua anima alle loro preghiere, disse loro di andare a suonare l’Ave Maria dei morti perché sentiva “sorella morte” bussare alla porta della sua vita. Il frate sagrestano, appena ebbe presa tra le mani la fune della campana, ricevette la notizia della morte di Matteo.

Matteo apparteneva alla famiglia Ciotti di Casavecchia. Ancora oggi i discendenti  di questo Santo religioso parlano come di un’anima di Dio degna di venerazione.

Durante l’ultima guerra mondiale essi affidavano alla protezione di Matteo i loro figli che andavano a combattere, come se li stessero affidando ad un amico capace di ricondurli a casa sani e salvi.

 

L'ORDINE AGOSTINIANO

Il 16 dicembre 1243 papa Innocenzo IV promulgò la bolla "Incumbit nobis" con la quale invitava le numerose comunità di eremiti della Tuscia a riunirsi per costituire un unico ordine religioso con la regola e lo stile di vita di S. Agostino. Nel marzo dell'anno successivo gli eremiti celebrarono un capitolo di fondazione a Roma, sotto la guida del cardinale Riccardo degli Annibaldi ed ebbe così inizio la storia dell'Ordine di S. Agostino. Il papa ordinò agli eremiti toscani di eleggersi un priore generale e di redigere le costituzioni.

Da allora vennero conosciuti come Eremiti dell'Ordine di S. Agostino.
Le primissime tracce della tradizione monastica abbracciata dagli Eremiti nel 1244 si ritrovano subito dopo la conversione di Agostino a Milano, quando questi ed alcuni suoi amici fecero ritorno alla nativa Tagaste, si liberarono dei loro beni e iniziarono una vita di preghiera e di studio come "servi di Dio".

Ordinato sacerdote nel 391, Agostino ottenne un orto ad Ippona per costruirvi un monastero per la sua comunità laica. Successivamente scrisse una regola per i suoi fratelli, ispirandosi alla comunità cristiana di Gerusalemme. Nominato vescovo di Ippona, pur scegliendo di abitare nella sua residenza episcopale, continuò a vivere la vita comune insieme al suo clero. Successivamente la fondazione in città di un monastero femminile mise in evidenza le tre forme di vita religiosa agostiniana: maschile, di laici e chierici, e femminile. L'ideale agostiniano si estese ad altre parti dell'Africa. Numerosi monaci vennero ordinati vescovi e diffusero così la vita religiosa in altre chiese locali.

Tra il 430 ed il 570 questo stile di vita venne fatto conoscere in Europa dai monaci e dai sacerdoti che fuggivano per sottrarsi alle persecuzioni dei Vandali. Intorno al 440, Quodvultdeus da Cartagine si stabilì in Italia, nelle vicinanze di Napoli. Nel 502, San Fulgenzio da Ruspe arrivò in Sardegna. Donato e settanta monaci lo divulgarono nella Spagna meridionale intorno al 570, ed alcuni monaci probabilmente raggiunsero anche la Francia.

La copiosità dei codici antichi contenenti la regola di S. Agostino mostra il costante interesse che la stessa suscitò in epoca medievale. Malgrado ciò, per oltre tre secoli, venne messa in ombra da altre regole, in particolare da quella di S. Benedetto. La regola agostiniana ricompare in pratica nell'Europa dell'XI secolo come base per la riforma di monasteri e capitoli cattedrali. Venne adottata dai Canonici Regolari di San Vittore a Parigi, dai Premostratensi e dai Canonici Lateranensi.

Ulteriori sviluppi nella formazione dell'Ordine si ebbero il 9 aprile 1256 con la bolla "Licet Ecclesiae catholicae" di papa Alessandro IV. Il papa confermava l'unione degli Eremiti di Giovanni Bono (regola agostiniana, 1225), degli Eremiti della Tuscia, degli Eremiti di S. Guglielmo (regola benedettina), degli Eremiti di Brettino (regola agostiniana, 1228), degli Eremiti di Monte Favale (regola benedettina), e di altre congregazioni minori nell'"unica professione e regolare osservanza dell'Ordine degli Eremitani di S. Agostino". La Grande Unione avvenne presso il convento degli eremiti toscani di S. Maria del Popolo, sempre sotto la direzione del Cardinale degli Annibaldi, con delegati provenienti da tutti i romitori. Lanfranco Settala di Milano, già superiore degli Eremiti di Giovanni Bono, fu nominato priore generale dell'Ordine che comprendeva 180 conventi in Italia, Austria, Germania, Svizzera, Paesi Bassi, Francia, Spagna, Portogallo, Ungheria, Boemia ed Inghilterra.

L'unione del 1256 rappresentò un grande passo nella riforma della vita religiosa della Chiesa. Con essa il papa intendeva porre fine alla confusione derivante dall'eccessivo numero di piccoli gruppi religiosi, incanalandone le forze spirituali nell'apostolato della preghiera e della cura pastorale, nel contesto dello sviluppo in atto delle città europee. Gli Agostiniani così entrarono a far parte dei frati Mendicanti insieme con i Domenicani, i Francescani e altri. Il movimento mendicante del XIII secolo rappresentò una risposta rivoluzionaria ad una situazione rivoluzionaria. L'unità della Chiesa si trovava nuovamente minacciata dall'eresia. Nuove sfide derivavano dai cambiamenti economici e culturali in atto nella società. I frati vennero invitati ad inserirsi nei nascenti centri commerciali, per predicare alle classi emergenti sempre più numerose, e per diffondere la spiritualità evangelica tra la gente.

 

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