PARROCCHIA

SANTA CROCE

DOMENICO MAZZA

(religioso laico  t1784)


Domenico nacque a S. Croce di Lucoli dalla famiglia Mazza. Come i suoi coetanei, trascorse l’infanzia a custodire il gregge, essendo gli armenti la principale risorsa dei lucolani. Ciò che lo caratterizzò sin da piccolo fu un grande spirito di umiltà, di ubbidienza e di riservatezza. Giunto all’età di trentadue anni, volle entrare nel convento dei frati francescani di Arischia. Vi rimase per diciotto anni in qualità di Terziario, per poi essere accettato, all’età di 50 anni, come fratello laico.  Il suo noviziato ebbe inizio l’8 dicembre 1759.

Filippo Murri parla di lui come di un religioso esemplare, particolarmente rigoroso nel rispettare le prescrizioni dettate dalla regola del suo ordine. Si racconta che fosse un uomo sereno e paziente in tutte le circostanze della vita, sia avverse che felici, e che pregasse e meditasse con grande fervore in ogni momento libero. Da buon francescano seppe praticare anche la virtù della penitenza, che trapelava, tra le altre cose, dalle tuniche consunte che era solito indossare. Domenico portò quindi avanti la sua scelta di vita con impegno, coraggio e  coerenza: rispettò a pieno i voti professati e seppe interpretare mirabilmente il messaggio di Cristo.

 

Riportiamo alcuni passi della presentazione che ne fa proprio Filippo Murri nel suo lavoro “Santi, Beati, Servi di Dio e morti in concetto di santità dell’Arcidiocesi Aquilana”.

 

“ […] Racconta ancora il P. Francesco Maria di Carapelle (il confessore del nostro compaesano) che ogni volta che un religioso andava a predicare durante la Quaresima, Domenico lo seguiva come compagno fedele, lasciando dovunque un ottimo ricordo di se stesso. Ascoltava e serviva le Messe la mattina, poi si dava all’insegnamento del Catechismo ai piccoli ed ai grandi e, infine, sempre insieme al popolo, faceva la Via Crucis in chiesa per abituare la gente a leggere nel Crocifisso l’amore che Gesù portò all’umanità, morendo su quella croce a solo beneficio degli uomini peccatori.

 Fu un devotissimo della Passione del Signore. Spesso si tratteneva genuflesso davanti ad un’immagine espressiva di Cristo morto. Quando sentiva parlare dei patimenti di Gesù, incominciava a piangere e un groppo alla gola gli impediva di parlare per la commozione.

Ebbe una particolare devozione anche per la Madonna, che onorava con la recita del S. Rosario assiduamente. Il pio religioso ebbe pure il dono della contemplazione. Infatti spesso fu visto inginocchiato in atteggiamento di preghiera fino a sei o sette ore al giorno, specialmente durante le missioni al popolo. Se veniva chiamato, si alzava e sembrava come stordito, tanta era la sua concentrazione in Dio durante la preghiera.

Fu molto devoto anche alla SS. Eucaristia, ma influenzato forse dal nascente Giansenismo, non si comunicava tutti i giorni, pur potendolo fare per la sua vita illibata.

Desiderava ascoltare molte SS. Messe e, soprattutto, avrebbe voluto servirle a tutti i sacerdoti che le celebravano. A proposito del dono dei miracoli di cui fu onorato il servo di Dio, il P. Bernardo del Gesso, guardiano del convento di Orsogna nel 1784, ebbe a dire: «Fra Domenico da Lucoli fu vero specchio di tutte le virtù cristiane e religiose. E siccome per quattro anni lo ebbi come compagno nella Santa predicazione, posso riferire di lui, anche con giuramento, le notizie che seguono:una mattina ritornai tardi a casa, essendomi intrattenuto nel confessionale. Pregai il buon religioso di preparare subito la tavola: ubbidì immediatamente. Prese una scodella tutta arroventata dal fuoco e se la pose su una palma della mano; la tenne così per vario tempo, onde io, meravigliato, lo pregai di deporla sul tavolo, perché si sarebbe scottato, ma lui mi rispose che poteva continuare a tenerla in quella posizione, perché non gli dava alcun fastidio. Ma come poteva dire questo se proprio allora  l’aveva rimossa dal fuoco? ».

Anche una donna di Villa S. Angelo il 3 maggio del 1779 riferì di essere stata guarita da Fra Domenico da un male gravissimo alla mammella destra che le procurava dolori atroci e febbre altissima, senza permetterle di riposare né notte né giorno. Il fatto avvenne così: mentre il Santo Religioso da Campana si recava a Casentino, passò per Villa S. Angelo, dove lo stava aspettando Maria Domenica Andreassi. La poveretta gli parlò del male che la affliggeva ed egli, segnando col crocifisso la parte malata, la invitò ad aver fiducia nel Signore. Dopo non molto tempo la donna guarì completamente, attribuendo il merito all’ intercessione del nostro Servo di Dio.

La sua fama di taumaturgo si diffuse pure nelle zone di Teramo e di Rieti, le quali desideravano essere visitate da questo illustre figlio della terra di Lucoli  per guarire chi era malato nel corpo e nello spirito. Sorpreso da una febbre violenta, dopo una lunga agonia, carico di meriti e munito di tutti i Sacramenti, morì santamente all’età di 74 anni. Era il 27 agosto 1784. Il giorno dopo la sua morte si svolsero i funerali alla presenza di molte persone venute da paesi vicini e lontani.

Una delle immagini si trova nella sagrestia di S. Bernardino da Siena in  L’Aquila. Porta la seguente scritta: “F. Dominicus A Luculo Ord. Minor De Observantia S.P.N. Francisci Prov. S. Bernardini Senensis Civitatis Aquilae, Religiosa Vita Ac Virtutibus, Praesertim Silentio, Paupertate, Humilitate Et Oboedentia Decoratus, Qui Obiit In Conventu S. Nicolai Die 27 Mensis Augusti An. Domini 1784”.

 

 

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