La pagina di Avvenire dedicata al progetto

PROGETTO PORTAPAROLA

 IL CONVEGNO PORTAPAROLA A BIBIONE (VE) 


La pagina diocesana di Avvenire di domenica

11 maggio con il nostro articolo

Il video del convegno con la nostra intervista


Con il direttore di Avvenire Dino Boffo

 

Con il responsabile del Progetto Portaparola Francesco Ognibene

 

Con il responsabile marketing Fabio Ungaro

 

Sul palco del convegno

 

Sulla spiaggia di Bibione

 

L'arrivo alla stazione di Bibione

 

Durante il convegno

 

L'intervento di Francesco  e don Claudio

 

L'hotel sede del convegno

 

A cena in pizzeria

 

La "buona stampa"

 

Il pranzo in albergo

 

Prima della S. Messa

 

La partenza

 

In treno


 

NUOVI PROTAGONISTI

PER LE COMUNITA’ E I MASS MEDIA

Primo Forum nazionale degli animatori della cultura e della comunicazione organizzato da AVVENIRE

in collaborazione con la parrocchia di Bibione (Venezia)

24 - 27 Aprile 2008

 

Postazione del convegno

 

 

 

 24 aprile: PRIMA GIORNATA DI CONVEGNO

 

Racconto di un’esperienza, quella dei catechisti e degli animatori dell’oratorio lucolano, animatori della cultura e della comunicazione: portaparola, appunto.“E’ un appuntamento atteso con interesse. Sentiamo il bisogno impellente che il Vangelo sia forza dinamica generatrice di modelli di vita sociale permeati dalla sapienza cristiana. Agli animatori il compito di promuovere dibattiti, mostre, diffusioni di stampa nazionale cattolica e di settimanali diocesani. Una pastorale dell’intelligenza in parrocchia.” Questo il saluto del vescovo di Concordia - Pordenone, Monsignor Ovidio Poletto, ai circa 400 convegnisti provenienti da tutta Italia nel pomeriggio del 24 aprile, dando così l’avvio ufficiale ai lavori, assieme al parroco di Bibione, don Andrea Vena, e al direttore di Avvenire, Dino Boffo.

“Sì, c’è dell’altro” afferma Dino Boffo, che, a 40 anni dalla fondazione del giornale, dice di voler dare compimento al disegno di Avvenire con questa iniziativa, preludio di una nuova militanza: creare volontari che, con un atteggiamento di “apertura inclusiva” nei confronti dei media laici e cattolici, si fanno carico della dimensione culturale nelle parrocchie, educando al senso critico. Per questo fine, “C’è dell’altro” oltre l’abbondanza di strumenti e canali mediatici, cui corrisponde una sostanziale equivalenza di contenuti. Ci sono radio, emittenti televisive e giornali che hanno altri programmi, ed il cui compito non è di “far amare agli schiavi la loro schiavitù”. [Aldous Huxley]

C’è il progetto Portaparola, lanciato da “Avvenire” nel 2002 sullo slancio impresso dal convegno nazionale “Parabole mediatiche. Fare cultura nel tempo della comunicazione”, organizzato dalla CEI. Il progetto promuove il sorgere in ogni parrocchia degli animatori della cultura e della comunicazione. Il portaparola è una nuova figura di volontariato culturale laico al servizio della parrocchia. C’è “Avvenire”, da 40 anni il quotidiano dei cattolici italiani ed il perno del progetto portaparola. C’è Sat2000, nella famiglia dei media promossi dalla CEI,  una tv diffusa via satellite e digitale terrestre, ma rilanciata anche da molte emittenti locali. C’è InBlu, un network radiofonico che serve oltre 200 emittenti su tutto il territorio nazionale. Ed ancora, “Famiglia cristiana”, le riviste missionarie, il “Messaggero di S. Antonio”, etc.  Ma ora, nell’immanente, c’è colui grazie al quale la Chiesa, negli ultimi vent’anni, ha potuto maturare un confronto proficuo e presente con la cultura pubblica, tale da far sperare in un di lei contributo orientativo: il Cardinale Camillo Ruini.

 

PROLUSIONE DEL CARDINALE CAMILLO RUINI:

LECTIO MAGISTRALIS SULLA VALORIZZAZIONE DEL

“CONTENUTO ANTROPOLOGICO” DEL CRISTIANESIMO

Sua eminenza ha iniziato raccontando di quando, nel settembre del 1994, pensò, insieme ad altri suoi collaboratori, di dar vita ad un movimento culturale all’interno delle parrocchie. Era da ridurre la distanza con la comunicazione di massa. Oggi, l’approdo.

Ragioniamo sul rapporto tra Cristianesimo e cultura moderna. Diversi modelli di realtà: nel mondo pre-cristiano, il divino era diffuso nella natura e non si poteva pensare ad una trascendenza dell’uomo sul divino, poiché egli vi era immerso; nel mondo cristiano, la radice storica della religione ebraica afferma l’assoluta trascendenza di Dio sugli uomini; il mondo moderno afferma la totale autonomia dell’uomo, recidendo il suo rapporto con Dio. Ossia, l’esaltazione che il Cristianesimo fa dell’uomo, in quanto considerato non più come parte della natura, ma capace di unirsi liberamente a Dio, fornisce l’emancipazione dell’uomo contemporaneo, che “supera” il mondo, ma non grazie alla libertà di Dio. Questo modello di realtà, già diffuso nell’Inghilterra della fine del 1600, età dell’Illuminismo, pone le scienze quali fattori capaci di mutare la vita. La conoscenza.

L’uomo si è sempre posto delle domande circa le sue origini ed il suo destino, questioni antropologiche che hanno acquisito una nuova dimensione pratica. Le scienze biologiche e la tecnologia ambiscono mutare la natura dell’uomo, cambiarne il processo evolutivo, creare un “superuomo” (già Nietzche alla fine del 1900)! Ma, l’assolutismo della cultura scientifica spersonalizza l’uomo; la libertà dell’agire umano ha origine dall’uomo stesso, non dalla validità di una conoscenza, perché misurata e verificata. Il giovane è disorientato da una scienza che si fa metafisica e pretende di spiegare tutto aiutandosi con speculazioni non documentabili (”Fisica guardati dalla metafisica”, Isaac Newton). Il modello scientifico deve essere assunto, ma in modo tale da non espungere la questione di Dio e della vita eterna. L’uomo non è riducibile alla natura, ma è immagine di Dio. Non si può cancellare la differenza tra l’uomo e gli animali e la soggettività del primo in una visione naturalistica dell’uomo e del mondo, dalla scienza propugnata.

 

Seguono le domande che l’assemblea dei convegnisti ha posto al cardinale:

- Dalla parrocchia di Milano: “Come  far diventare cultura la nostra fede?Aiutiamo la gente a passare da un aspetto devozionale ad uno più consapevole della fede, attraverso spiegazioni ed agganci storici delle dimensioni della fede. In questo, i media sono un valido aiuto, grazie al loro vasto raggio di azione.

- Da Piacenza: “Perché l’uomo dovrebbe rispettarsi, perché porsi dei limiti? Perché ha un rapporto parentale con Dio?”                 

La considerazione biologico-genetica di come nasce l’uomo è un approccio valido per valutare l’uomo, ma non l’unico, in quanto essa presuppone che l’uomo sia solo un’entità fisica. Per questo, il biologo non può dare una spiegazione esaustiva, poiché non può non tenere conto dei limiti intrinseci della sua scienza.

- “L’anno paolino (di S. Paolo) può essere una grande opportunità per capirsi meglio?”

Se S. Paolo rinascesse farebbe il giornalista! La missione nasce dalla fede: chi non ha un’esperienza di fede, difficilmente sarà missionario, ed il portaparola è un’esperienza nuova di fede. S. Paolo ha operato per l’inserimento del Cristianesimo nel mondo ellenico ed in  quello romano. Oggi dobbiamo fare qualcosa del genere. La cultura classica, ormai, non è più autosufficiente, poiché deve confrontarsi con i modelli culturali odierni e con quelli stranieri, o meglio, con ciò che in futuro diventeranno questi modelli. Come evangelizzare questo tipo di umanità futura? La sfida è aperta.

- Dalla parrocchia di Cusano Milanino: “La differenza tra l’uomo e l’animale, non tanto sui risultati, quanto sulla libertà di azione”

Vi è nell’uomo una “responsabilità etica”che nasce dalla libertà. Inoltre, il risultato del pensiero logico non riduce l’intelligenza umana ad una particolare sensibilità presente anche negli animali, per cui, ciò che differenzia l’uomo dall’animale è il possesso dell’intelligenza e della libertà quale potere di scelta scevro da  condizionamenti socio-ambientali.  

                                                                              Samantha

 

 25 aprile: SECONDA GIORNATA DI CONVEGNO

L

La seconda giornata di convegno inizia all’insegna della testimonianza. Dodici esperienze tutte diverse di diocesi grandi e piccole, con protagonisti giovani, adulti, laici e presbiteri. Sul palco parlano, in nostra rappresentanza, don Claudio (responsabile diocesano del Progetto Portaparola e parroco di Pizzoli) e Francesco (animatore Portaparola delle Parrocchie di Lucoli). Il nostro intervento, dal titolo “Diciassette frazioni, un Portaparola”, racconta delle iniziative portate avanti in un territorio frammentato e isolato come quello lucolano che, grazie a questo Progetto, si sta adoperando per trovare la sua unità in campo pastorale. Si va dalla diffusione del quotidiano Avvenire e dalla distribuzione del Portaparola domenicale sino alla più recente costruzione del sito parrocchiale e alla pubblicazione del Giornalino delle Buone Notizie.

(leggi la sintesi della relazione)

 

Subito dopo comincia il “laboratorio del Portaparola”. Veniamo divisi in gruppi e abbiamo così la possibilità di confrontarci con altri Portaparola provenienti da tutta Italia sulle tematiche della comunicazione sociale e sul ruolo del Progetto nelle rispettive parrocchie. Alla fine, tornati in sala, Dino Boffo, direttore di Avvenire, risponderà alle domande emerse durante gli incontri. C’è chi chiede un giornale più popolare che non resti solo sulla porta della chiesa, ma vada fin dentro la comunità e sia basato sulla cultura e sul Vangelo, altri espongono i loro problemi sulla mancanza di strumenti e sull’ostilità che ricevono dagli stessi parroci. A questi interventi il direttore risponde in modo chiaro ed esaustivo insistendo sul fatto che “la ragion d’essere di Avvenire non è annunciare Cristo perché noi non siamo un testo di catechesi, né un sussidiario. Noi dobbiamo annunciare i valori in cui crediamo facendo la cronaca, i commenti e, in maniera indiretta, annunciamo anche Cristo, ma lo facciamo restando un giornale”.

    Nel pomeriggio, il Cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, interviene al convegno in videoconferenza perché trattenuto a Genova dal presidente della Repubblica in occasione della ricorrenza della Liberazione. La strategia da lui indicata verte sul fatto di liberare la cultura e soprattutto se stessi dal conformismo dei grandi media attraverso una lettura critica dei giornali e del prodotto radiotelevisivo utilizzando le “chiavi” fornite dai media cattolici.  La pastorale descritta da Bagnasco e il ruolo degli animatori superano la convinzione che solo i media possano fare cultura in quanto le parrocchie si stanno dotando di figure nuove: accanto ad un nutrito numero di catechisti, di animatori della liturgia e di volontari della Caritas ci devono essere anche i volontari della cultura il cui compito è invitare la comunità parrocchiale a pensare e a produrre pensiero critico. Alla fine il cardinale ci lascia con questo monito: Noi siamo quello che vogliamo essere, quello che più o meno inconsapevolmente mettiamo dentro di noi. Noi siamo quello che leggiamo, quello che ascoltiamo, quello che vediamo”.

    La giornata si conclude poi con una tavola rotonda dal titolo Costruire occasioni per diffondere cultura in cui diverse iniziative confermano come Avvenire sia diventato una bussola per bambini, genitori, diocesi e piccole comunità parrocchiali, adolescenti e vacanzieri. Comincia don Andrea Vena, parroco di Bibione dal 2005, che racconta come i novantaquattro alberghi del comune si siano abbonati al quotidiano. È poi la volta di Lerici, in Liguria, che da 33 anni organizza la “Festa di Avvenire”. A Mogliano Veneto e a Gaeta Avvenire è approdato a scuola superando le resistenze “laicali” di presidi e genitori. Milano e Pinerolo hanno fatto di Avvenire un appuntamento ormai consolidato e a San Marino – Montefeltro è diventato un utile strumento di pastorale familiare.

    Molti spunti in una giornata densa di appuntamenti che ci ha visto protagonisti e spettatori. Confermata la missione dei Portaparola: leggere il mondo alla luce del Vangelo.

 Francesca 

 

 26 aprile: TERZA GIORNATA DI CONVEGNO

La giornata di sabato si è aperta con l’intervento del Patriarca di Venezia Angelo Scola, che ha stimolato i Portaparola a riflettere sulla necessità di “affrontare i problemi comuni con giudizio cristiano”. Il cardinale è riuscito a stabilire con i presenti un clima molto familiare, che ha reso il confronto ancora più stimolante.

Dopo aver espresso alcune significative osservazioni sul cambiamento culturale in atto nel nostro paese, Scola ha spiegato come, oggigiorno, sia assolutamente urgente evitare qualsiasi contrapposizione tra fede e vita. Spesso si cade nel grave errore di pensare che non sia ormai più possibile condurre una vita in pieno accordo con certi valori fondamentali di cui la fede dell’uomo cristiano è portatrice. A nostro avviso si è trattato di un osservazione molto intelligente che può essere ben compresa riflettendo su un fatto riscontrabile frequentemente: in molti credono che, nelle condizioni attuali, vivere in conformità al messaggio di Gesù corrisponderebbe quasi ad un’autodistruzione. Seguendo il Vangelo, in sostanza, non si riuscirebbe a “tener testa” ad un mondo in cui ciascuno pensa solo a se stesso (e in cui, quindi, è quasi giustificata la necessità di agire come tutti gli altri). Eppure,  l’uomo del XXI secolo, per poter appagare quel desiderio di infinito che, come ha osservato il cardinale, oggi è più che mai diffuso, deve fuggire da questa logica. Dal discorso di Scola è quindi emerso che ogni Portaparola ha prima di tutto il compito di testimoniare ai fratelli che è ancora possibile vivere una vita autenticamente cristiana, che rimanga lontana da ogni compromesso. La grande sfida è proprio quella di porsi davanti ai problemi comuni (le angosce, le speranze, le gioie, i lutti), che costituiscono la vita di ciascuno, secondo la prospettiva del pensiero di Cristo.

Scola ha anche illustrato le condizioni necessarie per poter agire con giudizio cristiano:

1. Occorre essere sempre immersi nella Traditio, che, come diceva Blondel, è un luogo di pratica e di esperienza. Questa condizione è realizzabile se si vive all’interno della comunità cristiana, dove è possibile ricevere l’Eucaristia e gli altri sacramenti, “nel nesso costitutivo con la Parola di Dio”, “dove Gesù è reperibile per tutti e rispetto alla quale io devo poter dire a chiunque e in qualunque momento: «Vieni e vedi»”.

2. Non devono esistere contrapposizioni tra esperienza e pensiero, poiché bisogna agire nella realtà studiando i modi e le strategie più efficaci. Il sapere intelligente, infatti, deve venire dalla vita e dalle sue esigenze, dal momento che non ha senso porsi il problema di come applicare un insieme di conoscenze preconfezionate. In questo modo si evita anche il pericolo dell’intellettualismo, dell’ideologia e dell’utopia.

3. il cammino del cristiano deve essere sempre sostenuto “dal paragone a 360° di tutto l’io con tutta la realtà”: la fede è matura e autentica quando “funziona” nel reale e quando si è in grado di agire con prontezza davanti a tutta l’aperta gamma di possibilità che ci si possono presentare dinanzi.

Il Patriarca, tra gli altri numerosi spunti di riflessione, non ha poi dimenticato di sottolineare l’importanza dei misteri della vita di Cristo, dal momento che è sempre necessario cogliere la loro “implicazione nell’umana esistenza”.

La mattinata è proseguita con le relazioni dei rappresentati di alcuni dei più importanti media cattolici, che costituiscono una fondamentale risorsa per l’attività affidata ai Portaparola. Tra gli altri sono intervenuti Piero Di Domenicantonio (Osservatorio Romano), Francesco Ognibene (Avvenire), Stefano De Martis (Sat2000), Federica Margaritora (Radio InBlu) e don Giusto Truglia (Famiglia Cristiana).

Nel pomeriggio si è svolta l’escursione ad Aquileia, dove i partecipanti hanno visitato la stupenda Basilica della città. Di particolare interesse sono stati gli antichi mosaici conservati all’interno, che, come ha osservato Sergio Tavano (docente di archeologia paleocristiana all’università di Trieste), costituivano degli importanti mezzi per comunicare la fede: “La Chiesa - ha sottolineato il professore – ha sempre voluto interpretare il linguaggio del tempo per annunciare Cristo”. L’attenzione alle esigenze comunicative e culturali del proprio momento storico, unita alla necessità di veicolare il Vangelo, è stata, d’altra parte, proprio al centro di tutto il Convegno.

 AnnaLisa e Francesco 

 

 27 aprile: QUARTA E ULTIMA GIORNATA DI CONVEGNO

    Nella giornata conclusiva di questo intenso convegno, in cui si sono alternati momenti di elevato spessore culturale e momenti in cui sono state messe a confronto le esperienze personali nelle diverse realtà parrocchiali, hanno preso la parola il direttore di Avvenire Dino Boffo e il direttore generale Paolo Nusiner che nel proprio discorso hanno posto entrambi l’attenzione sul “lavoro che ci attende”. Infatti, giunti alla fine di questo convegno, bisogna mettere in pratica le idee emerse e, per fare questo, è necessario che non vadano disperse le conoscenze e le esperienze condivise nei quattro giorni a Bibione dalle persone che vi hanno preso parte provenienti da più di settanta diocesi d’Italia. A questo scopo è stato attivato il sito internet dei Portaparola (www.portaparola.it), costruito proprio nei giorni del convegno sulla base delle necessità che sono sorte e presentato la mattina di Domenica 27 aprile da Paolo Nusiner. E’ stato un grande successo giungere alla fine di questo convegno con l’attivazione del sito, in quanto con esso si manterrà viva l’esperienza condivisa e sarà come “prolungare Bibione, e dilatare questo appuntamento”, come ha affermato Dino Boffo.

   Il sito rappresenta, infatti, un punto di riferimento dove potersi ritrovare e scambiarsi le idee, e già nelle prime ore dopo l’attivazione, nel Forum sono giunti gli interventi di coloro che hanno partecipato al convegno per esprimere il loro entusiasmo e la loro carica dopo questa esperienza. Paolo Nusiner e Dino Boffo ricordano che “Avvenire è un giornale” e un giornale per soddisfare il suo obiettivo deve raggiungere il lettore e più lettori possibili. In questo secondo punto rientra il compito dei Portaparola che con il loro impegno sono considerati “parte integrante della squadra di Avvenire”. E’ così che il direttore di Avvenire e il direttore generale hanno fatto avvertire l’importanza dei Portaparola per la riuscita del progetto, mettendosi anche a completa disposizione.

Ma il compito dei Portaparola non si limita al progetto Avvenire poiché è da questo che scaturiscono tutte quelle attività parrocchiali che promuovono la cultura; infatti, come ha detto il direttore Boffo,  “Avvenire ci può portare ad impegnarci anche per il bollettino parrocchiale, ad allestire il giornalino delle belle notizie, ad elaborare dei dossier sui temi cruciali, ad aprire un sito internet; tutte cose che ho raccolto dalle vostre testimonianze”. Promuovere la cultura è un impegno importante per il Portaparola in quanto “la fede non vive senza la cultura, la fede viene trasmessa perché essa ha delle sue forme culturali che le consentono di essere comunicata” (Dino Boffo) . E’ per questo che i Portaparola si impegnano nella diffusione della cultura attraverso i mezzi di comunicazione odierni e per utilizzare le parole del direttore Boffo: “Noi siamo parte del Progetto culturale, siamo già il Progetto culturale parzialmente in atto”.

   Tutto questo fa riflettere, come dice Paolo Nusiner, che c’è “un mondo reale, fatto di impegno e partecipazione, di tanta gente che è disposta a dedicare parte del suo tempo per una causa comune, per il bene comune; questo è molto diverso dal modello di giovani e persone adulte che ogni giorno viene proposto da alcuni mezzi di comunicazione. Ancora una volta possiamo dire che C’è dell’altro, ci sono altre persone che si impegnano per una causa comune”. 

Il convegno si è aperto proprio con l’espressione C’è dell’altro , diventato ormai il suo motto, ed è con la stessa espressione che ha avuto termine, proprio per indicare che la fine del convegno rappresenta non una fine, ma l’inizio di un impegno che nasce dal confronto avuto con le grandi personalità della cultura e con persone che condividono la stessa esperienza in altre parti d’Italia. L’esperienza a Bibione si è poi conclusa con la messa domenicale nella chiesa della parrocchia ed ancora una volta  i suoi volontari hanno fatto sentire la grande accoglienza e la totale disponibilità dimostrata nel corso dei quattro giorni.        

 Roberta e Mariangela


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