PARROCCHIA

SAN MENNA

ARTE E SPIRITUALITÀ

Oggi la chiesa di San Menna è strutturata in due navate, separate da due archi a tutto sesto. La zona del presbiterio è demarcata da due gradini di pietra ed è arricchita dalla presenza di due altari lapidei. Nel corso dei secoli, inoltre, numerosi altri altari sono stati fatti edificare, lungo le navate, da alcune famiglie locali (oggi, in realtà, se ne conservano in numero minore rispetto al passato).

 

 

L'INTERNO DELLA CHIESA

 

Cristo che impartisce la comunione agli apostoli

(quadro sistemato sopra l'altare maggiore)

  (XVII sec, probabilmente da attribuire a Francesco Bedeschini)

 

 Circoncisione di Gesù  (risalente al XVII sec.)

(quadro dell’altare situato a sinistra dell’altare maggiore)

 

Affresco situato nell’altare della Madonna del Rosario

(a sinistra dell’entrata, risalente al sec. XVI e attribuito alla scuola

di Pompeo Cesura).  

 

 

Crocifissione in ambito di Saturnino Gatti

Saturnino Gatti fu un artista molto importante che lavorò a cavallo tra il ‘400 ed il ‘500, negli stessi anni di Silvestro dell’Aquila (quest’ultimo realizzò opere notevoli, come il monumento Agnifili nella Cattedrale dei santi Massimo e Giorgio e il monumento Pereira-Camponeschi nella basilica di San Bernardino, entrambe situate a L’Aquila). Egli non fu solo pittore, ma anche scultore, tanto è vero che proprio a lui è attribuita la  bellissima statua della Madonna che si trova a Santa Maria di Collemaggio, nell’area del transetto. Sappiamo che l’artista, proprio in questa basilica, realizzò anche molti affreschi, andati perduti a seguito della ridecorazione a stucco del periodo barocco (rimangono attualmente, grazie ai  lavori degli anni Settanta, solo alcuni lacerti). Lavorò anche a Norcia, in Calabria, nella chiesa aquilana di San Domenico e in quella di San Panfilo presso Tornimparte. In quest’ultima si trova il suo più importante ciclo di affreschi, rappresentante storie della vita di Cristo. Il Gatti conosceva molto bene l’arte del Verrocchio; il suo stile, infatti, è espressione di un linguaggio veramente rinascimentale: le figure non sono più bidimensionali (alte e larghe, senza profondità), ma posseggono una tridimensionalità e uno spazio in cui i soggetti si muovono, si animano e vivono. Per questi motivi si parla, relativamente al periodo in cui operò Saturnino, di un rinnovamento profondo dell’arte, di una riscoperta e di una ripresa delle conoscenze già presenti in epoca classica e che, per i rinascimentali, si erano perdute durante il Medioevo. In realtà non si deve pensare che tali conoscenze fossero state accantonate da un’esperienza artistica di minor pregio: semplicemente non trovavano posto in un’arte prodotta da una sensibilità differente, che, in quanto tale, non deve essere considerata peggiore né di quella precedente né di quella successiva.

 

Descrizione dell’opera

Nell’affresco sono rappresentati: Gesù crocifisso, la Vergine Maria (svenuta per il dolore e sorretta da due delle pie donne), Maria Maddalena (come spesso accade è abbracciata alla Croce), San Giovanni Evangelista (raffigurato, come sempre, molto giovane), due angeli (raccolgono il sangue di Cristo per offrirlo al Padre), una serie di paggi (particolarmente diffusi tra le nobili famiglie) e alcuni guerrieri (quello a cavallo alla sinistra di Gesù potrebbe essere San Longino, il centurione che, dopo averlo trafitto, si convertì).

Occorre notare che quasi tutti i personaggi (tranne Cristo) sono abbigliati secondo le consuetudini dell’epoca di Saturnino Gatti, poiché l’episodio religioso è stato tradotto dall’artista nel linguaggio tipico del suo tempo. In questo modo lo spettatore contemporaneo al Gatti poteva essere maggiormente coinvolto dall’opera che osservava.

Tutti i personaggi secondari servono da cornice all’episodio religioso centrale, di cui l’artista vuole comunque sottolineare la veridicità. Quest’ultima, d’altra parte, viene rafforzata dalla raffigurazione realistica dei soggetti (si pensi a quella di Maria che, con le rughe sul viso e l’assenza di forza, viene rappresentata nel pieno del suo dolore, secondo un’iconografia che, ad esempio, appare piuttosto lontana da quella utilizzata da Michelangelo nell’opera scultorea La Pietà).

 

Datazione dell’opera

L’affresco risale alla fine del Quattrocento, poiché questi sono gli anni in cui vengono realizzate le opere della chiesa di san Panfilo di Tornimparte (i lavori realizzati in quest’ultimo edificio, secondo la data del contratto, iniziarono nel 1490 e terminarono nel ’94, come si deduce da un documento di quell’anno).

 

 

 

Madonna col Bambino,

(situata sul pilastro su cui poggia la seconda arcata)

L’affresco raffigura Maria mentre sorregge il Bambino Gesù, che tiene in mano un piccolo globo terracqueo, simbolo di potere regale. L’opera fu probabilmente fatta realizzare dalla famiglia Micarelli; ciò si afferma sulla base di un’iscrizione situata sotto l’opera stessa e riportante, oltre alla datazione (1537), anche la parola “Micaregliu”. Si ritiene che anche quest’affresco sia stato realizzato dalla scuola di Saturnino Gatti.

 

Affresco a destra della Crocifissione rappresentante

Santa Maria del Soccorso, San Francesco d'Assisi, Dio Padre e Sant’Antonio da Padova con una Santa Martire (considerata tale per la tipica palma del martirio che reca in mano e non identificabile con sicurezza). Forse si tratta di Sant’Apollonia che tiene in mano lo strumento con cui le furono strappati i denti. La raffigurazione era compresa, secondo alcune testimonianze orali, in un altare eretto dalla fam. Cipriani. L’opera è datata 1545.

 

Affreschi rappresentanti Madonna di Loreto (sorretta dagli angeli), San Sebastiano (invocato in caso di pestilenze) e San Francesco d’Assisi. Essi risalgono tutti al sec XVI.

 

Altare situato a sinistra dei precedenti affreschi, anche definito

Cappella di San Giacomo

Venne eretto per volontà di una famiglia locale. Mons. Filippo Murri, infatti, nel suo libro su Lucoli, avendo consultato un documento, sostiene che un certo Grazioso Pupatti, una persona originaria proprio del luogo, lasciò una somma di denaro affinché si erigesse tale altare e vi si celebrasse la Santa Messa una volta a settimana. Esso viene definito anche Cappella di S. Giacomo poiché si ritiene che  l’immagine di questo santo vi fosse rappresentata in un affresco andato perduto durante il restauro del 2000. Le figure oggi rappresentate sono: la Veronica (da "vera-ico" = vera immagine di Cristo; si tratta dell’immagine del volto di Gesù rimasta impressa sul panno con cui esso fu asciugato lungo la salita del Calvario) tra San Pietro e San Giovanni Battista, sulla piccola volta, e frontalmente la Madonna con il Bambino e San Bernardino da Siena.

 

Affresco rappresentante un Santo Martire, non identificabile con sicurezza.

Tale opera, situata a sinistra del precedente altare, testimonia in modo particolare l’antichità dell’edificio: il personaggio è raffigurato con un’acconciatura che si ritrova in molte opere tardoantiche.

 

Quadro collocato a sinistra della  statua di Santa Maria della Croce.

Vi è raffigurata Maria tra San Domenico di Guzman e Santa Caterina da Siena.

Si racconta che proprio San Domenico, nel 1210, ricevette un’apparizione della Vergine che, rispondendo alle sue assidue preghiere, gli fornì un mezzo efficacissimo per combattere l’eresia Albigese: si trattava del Santo Rosario. Grazie a quest’ “arma” d’amore San Domenico riuscì a tenere delle fruttuose prediche e a far innamorare anche le persone incolte dei grandi misteri della fede cristiana. Molto significativa è anche la presenza di Santa Caterina da Siena, mantellata dell’ Ordine Domenicano, nonché grande Dottore della Chiesa.

 

Affresco sul lato destro, raffigurante San Giovanni Evangelista (sec. XVII)

Il Santo è rappresentato con una calice da cui esce un serpente, in riferimento ad una vicenda della sua vita narrata dai vangeli apocrifi. Pare, infatti, che al Santo, a seguito del suo rifiuto di abiurare la propria fede, fu offerta una bevanda avvelenata. Da essa, dopo che vi fu tracciato il segno della Croce, venne fuori un serpente.

 

Affresco sul lato destro, raffigurante Sant’Antonio Abate (sec. XVIII)

Il Santo viene rappresentato con gli attributi del bastone e del campanello del pellegrino. Chi si recava in pellegrinaggio a piedi in luoghi lontani, infatti, poteva trovare ricovero e ristoro nelle numerose abbazie benedettine, annunciando il proprio arrivo e la propria richiesta di accoglienza mediante il suono di un campanello. Tutti i centri benedettini formavano un vasto percorso che si estendeva da San Giacomo della Composteila fino alla Terra Santa.

 

Affresco del Compianto

(situato a destra del Pulpito e probabilmente fatto erigere dalla fam. Cirella, sec. XVII)

Vi sono raffigurati Gesù morto tra le braccia di Maria Addolorata, San Giovanni evangelista e Maria Maddalena. La decorazione utilizzata per ornare l’altare che contiene l’opera è quella comunemente chiamata “a grottesche”, particolarmente frequente nel XVI sec. (si ritrova non a caso anche nell’Abbazia di San Giovanni Battista). Essa si diffuse a seguito del ritrovamento, ad inizio ‘500, degli ambienti della Domus Aurea di Nerone, decorati proprio in questo modo. Tali locali erano interrati e quindi considerati delle grotte (da qui il nome del tipo di ornamento). Vi si calarono anche Michelangelo e Raffaello.

 

Affresco rappresentante San Martino, San Bartolomeo e lo Spirito Santo

(sec XVII).

 

Affresco dell’Annunciazione

(situato a destra dell’opera precedente).

 

Affresco di San Giovanni Battista

(sec XVIII).

 

Statua di Maria col Bambino

(sistemata in una nicchia muraria della parete di sinistra)

La vergine porta sul braccio sinistro Gesù, mentre con la mano sinistra gli sorregge i piedi. L’autore è locale, del sec. XVI-XVII. Questa statua è legata alla devozione per Maria della Croce.

 

Statua di San Menna

(scultura locale del sec. XVII-XVIII) raffigurante il Santo guerriero con una lancia nella mano destra e la palma del martirio nella sinistra (il motivo della palma, ricorrente nei martiri, va ricercato in una consuetudine del mondo romano: si era infatti soliti regalare agli atleti vincitori un ramoscello di questa pianta. I santi, essendo i vincitori della corsa della vita, sono quindi fregiati con lo stesso simbolo di onore).

 

Croce processionale

del sec XIV, attribuita a Paolo di Meo Quatraro di Sulmona.

 

 

Devozioni della popolazione

Ad oggi, la devozione più sentita e ancora solennemente celebrata è quella di Santa Maria della Croce, in onore della quale  viene organizzata una festa parrocchiale che ricorre nell’ultima domenica di agosto. In passato si era soliti allestire particolari festeggiamenti anche in onore di San Martino e Santa Lucia.

 

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